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Cos’è il collagene, e dove vive
Il collagene è l’impalcatura della pelle: una rete di fibre che le dà densità, elasticità, tenuta. Vive nel derma, lo strato che si trova sotto la superficie visibile, ed è fatto soprattutto di collagene di tipo I, che dà resistenza, e di tipo III, più fine ed elastico.
A costruirlo sono i fibroblasti, cellule che si ancorano alle fibre stesse. Quell’ancoraggio conta più di quanto sembri: una cellula ben tesa sulla rete riceve un segnale meccanico che le dice di continuare a produrre.
Perché con gli anni si perde
Uno studio dell’Università del Michigan ha messo a confronto la pelle di persone tra i 18 e i 29 anni con quella di persone sopra gli 80. Le cause del calo sono due, e si sommano. La prima è la cellula stessa: in laboratorio i fibroblasti giovani producevano 82 ng/ml di procollagene di tipo I, quelli anziani 56.
La seconda è la rete. Nella pelle giovane il 78% della superficie dei fibroblasti era agganciato alle fibre, in quella anziana il 58%. Meno appoggio significa meno tensione, e meno tensione significa meno collagene nuovo.
Il processo si autoalimenta. Gli enzimi che degradano la matrice, le metalloproteasi, frammentano le fibre; il fibroblasto perde la presa, si contrae e produce ancora meno collagene e ancora più enzimi. Il sole accelera tutto questo. Già negli anni Settanta si misurava che il collagene della pelle cala con l’età ed è più basso nelle donne a ogni età.
Per questo la pelle perde compattezza molto prima che compaiano le rughe: la rete si allenta in silenzio, sotto la superficie.
Cosa significa davvero «stimolare il collagene»
«Stimolare il collagene» è finito su troppe confezioni per voler dire ancora qualcosa. Eppure il meccanismo esiste, ed è preciso: i fibroblasti si rimettono al lavoro quando ricevono un segnale negli strati profondi della pelle, dove la rete vive.
Il segnale può essere termico, come il calore controllato della radiofrequenza e dei laser; meccanico, come quello delle microparticelle dei biostimolatori; biologico, come quello dei polinucleotidi o dei fattori di crescita del PRP. Nei tessuti trattati con il calore si osserva prima una risposta di stress, poi il richiamo di fibroblasti che producono collagene nuovo e infine il rimodellamento della rete.
La risposta è lenta. Servono settimane, perché il corpo il collagene nuovo lo costruisce fibra su fibra.
Creme e integratori: cosa arriva davvero
La pelle è una barriera, e lo fa bene. Una sostanza deve pesare meno di circa 500 dalton per attraversare lo strato più esterno; il collagene ne pesa centinaia di migliaia. Il collagene spalmato resta in superficie: può idratare, ma non raggiunge la rete che si costruisce più in basso. Fanno eccezione alcune molecole piccole, come i retinoidi prescritti dal medico, che agiscono anche sul derma.
Gli integratori sono un caso diverso, perché il collagene idrolizzato si assume per bocca. Una meta-analisi di 19 studi randomizzati su 1.125 persone e una più recente di 10 studi su 646 riportano un miglioramento di idratazione ed elasticità dopo circa tre mesi. Gli stessi autori segnalano studi piccoli e un rischio di bias poco chiaro. La nostra lettura: possono accompagnare un percorso, non sostituire un segnale che arrivi al derma.
Come lo stimoliamo in clinica
Ogni tecnologia porta un segnale diverso, a una profondità diversa. Per questo partiamo da cosa manca alla tua pelle.
Come per ogni tecnologia che entra in clinica, il protocollo viene definito dal team medico dopo una valutazione individuale. La tecnologia conta, ma conta di più sapere quando e come usarla.
Misurare, prima di promettere
Il collagene nuovo si costruisce in settimane e si vede in mesi, quindi va misurato. Prima di iniziare la scansione 3D di Aura registra texture, rughe sottili e volumi del tuo viso; a due o tre mesi la ripetiamo sulla stessa mappa e confrontiamo.
